CONGRESSO A.N.I.O. II
EDIZIONE
LE INFEZIONI
OSTEOARTICOLARI – ASPETTI MEDICI E SOCIALI
09 / 10 OTTOBRE 2009 HOTEL SAN MICHELE
CALTANISSETTA
Via Fasci Siciliani
Il tema delle infezioni ossee ed
articolari
rappresenta la complicanza più temuta da tutti gli Ortopedici.
Infatti nonostante il miglioramento delle tecniche chirurgiche,
della asepsi e della profilassi, la percentuale di infezioni ha
un trend in salita.
In in Italia la situazione è
drammatica, la A.N.I.O.- O.N.L.U.S. ha censito in un anno 16.000
casi circa e ne gestisce il triplo accumulati in tanti anni di
attività svolta nel territorio.
La necessità di formazione specifica è
assoluta e, per nostra esperienza, ci permettiamo di sostenere
che all’aspetto medico va associato quello sociale. Le infezioni
ossee sono un grande problema che coinvolge sia il settore
salute che la realtà sociale, visto la complessità e
multidisciplinarità che necessità per la gestione.
Gli argomenti trattati toccano sia gli
aspetti sociali, direttamente affrontati dai responsabili delle
istituzioni ed esperti del sottore sociale
e legale; che gli aspetti di natura medica, presentati
dai massimi esperti in Italia e non solo.
La scelta della location siciliana è
stata voluta sia per l’impatto epidemiologico che per i
risultati che dalla prima edizione si sono apprezzati ad oggi.
Altro aspetto fondamentale della scelta della regione è la
centralità che essa ha nel bacino del mediterraneo;
dall’antichità la sua posizione geografica era apprezzata sia
per il suo punto strategico che per la sua
virtuosità.
“LE INFEZIONI
OSTEOARTICOLARI - ASPETTI MEDICI E SOCIALI”
esprimendo ai discenti i risultati
raggiunti dal 2006 ad oggi. A distanza di soli tre anni da
quell’evento abbiamo visto le società scientifiche e le
istituzioni del Welfare insieme per univoci obiettivi prendendo
atto di una grave patologia che ha un enorme impatto sociale con
conseguenze devastanti. ANIO rappresenta il paziente e facendosi
carico delle necessità intrinseche alla patologia, stimola la
ricerca e il confronto tra gli specialisti e lavora ogni giorno
con dedizione e professionalità avanzando alle istituzioni le
criticità che gli stessi riscontrano.
Il Presidente Naz. della
A.N.I.O.- O.N.L.U.S.
Girolamo Calsabianca
Il Presidente del
Congresso
Dott. Giuseppe Petrantoni
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1° Sessione
Dott.ssa Paola Pisanti - Ministero della Salute Dir. Programmazione e Controllo
Le osteomieliti croniche nei livelli di assistenza
DOTT.SSA PAOLA PISANTI
DIREZIONE GENERALE DELLA PROGRAMMAZIONE SANITARIA
Ministero del Lavoro, salute e politiche sociali
Abstract
L’introduzione dei livelli essenziali di
assistenza costituisce l’avvio di una nuova fase per la tutela sanitaria:
garantire ai cittadini un servizio sanitario omogeneo in termini di qualità e
quantità delle prestazioni erogate, dotandosi al tempo stesso di uno strumento
di governo dell’assistenza. Il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 evidenzia
l’importanza della riorganizzazione delle cure primarie, dell’ integrazione tra
i diversi livelli di assistenza, esaltando al tempo stesso il ruolo del
cittadino e della società civile nelle scelte e nella gestione del Servizio
Sanitario nazionale. Precedentemente già il Piano Nazionale 2003-2005 poneva la
necessità di soddisfare una domanda crescente di assistenza di natura diversa
caratterizzata da nuove modalità di erogazione dell’assistenza sanitarie basata
sulla sinergia coordinata delle diverse figure professionali formate al tipo di
assistenza
Con gli ultimi provvedimenti nazionali
generali si pone quindi la necessità di soddisfare una domanda crescente di
assistenza di natura diversa basata sulla integrazione tra prestazioni sanitarie
e sociali e sulla continuità delle cure per periodi di lunga durata.
Già da qualche anno la Direzione Generale
della programmazione del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociali è
impegnata in un programma di lavoro volto a migliorare la tutela dei cittadini
affetti da patologie croniche e invalidanti al fine di favorire percorsi che
garantiscano uniformità di risposte e continuità di tutela al paziente.
Con i nostri interventi intendiamo
sottolineare quanto programmi sanitari coordinati, con il coinvolgimento di
tutti i livelli di assistenza, siano preziosi per ridurre morbilità, invalidità,
e mortalità e che l'assistenza ottimale si ha quando si realizza una gestione
integrata che conta sull’ attività del medico di medicina generale, dello
specialista e di tutti gli operatori sanitari e non coinvolti
nella tutela del malato
Il sistema sarà tanto più efficace
quanto più gli ambiti di assistenza saranno coordinati e comunicanti tra loro e
quanto più
esso sarà basato su un modello organizzativo in cui il malato è il
protagonista nella lotta alla malattia e il medico
è lo strumento della scienza che lavora accanto al malato in una sorta di
alleanza terapeutica.
Un breve cenno, tra le attività che la Direzione generale della
Programmazione sta portando avanti, meritano i lavori di Aggiornamento del
Decreto Ministeriale n. 329/99 e succ. modifiche, emanato in attuazione
dell'art. 5, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 29 aprile 1998, n.124.
e i lavori della Commissione sulle osteomieliti che avrà il compito di formulare
indicazioni per la prevenzione delle osteomieliti croniche.
Con l’approvazione della proposta di
aggiornamento sarà possibile per la persona con osteomielite cronica avere il
riconoscimento del diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa, per le
prestazioni di specialistica ambulatoriale efficaci ed appropriate per il follow
up della patologia e per la prevenzione delle complicanze.
Le
indicazioni formulate dalla Commissione, una volta implementate, potranno essere
uno strumento utile per ridurre l’incidenza di tali patologie.
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Dott. Vincenzo Morana Coordinatore Regionale Medico Legale INPS (PA)
“Diritti e benessere dei
cittadini di fronte alla crisi del welfare state” con particolare riferimento
alla valutazione dei requisiti ed ai benefici prtevisti nell’ indennità di
accompagnamento e nell’ indennità di frequenza
Abstract
Di fronte
alla crisi economica globalizzata e che sta interessando tutti i paesi dell’area
occidentale e che sempre più coinvolge tramite processi di riconversione, di
reindustrializzazione, di crisi di settore, il mondo del lavoro con conseguenti
ricadute negative per i lavoratori e per i loro familiari ; bisogna chiedersi
quali e quanti riflessi negativi si avranno nei confronti di un sistema di
sicurezza sociale che già presentava di per sé
anche nel nostro paese delle eclatanti carenze strutturali. Eppure il
bisogno di salute, la salvaguardia dei soggetti
che si trovano in stato di bisogno e tutte le conquiste di carattere
sociale non solo sono garantite dai dettami costituzionali e da un sistema
costruito con la convinta adesione delle più rappresentative tra le parti
istituzionali, sindacali e sociali in causa, ma c’è stata negli ultimi anni una
sempre più forte richiesta di interventi “Erga Omnes”.
Tale domanda deve essere
aderente a giusti dettami di legalità, equità, ragionevolezza, rapidità
della risposta, eliminazione di criticità e di inutili ripetitività ed in
ultimo di una profonda razionalizzazione di tutto il sistema di sicurezza
sociale che permetta altresì di
ampliare l’area della tutela e nello stesso tempo di determinare possibili
risparmi.
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Dott. Tonino Aceti Responsabile Nazionale Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici-Cittadinanzattiva
ABSTRACT
“Patologie
croniche e invalidità: il punto di vista delle Organizzazioni dei pazienti”
di
Tonino Aceti
Responsabile
nazionale
Coordinamento nazionale
Associazioni Malati Cronici-Cittadinanzattiva
INTRODUZIONE
L’ampia diffusione delle patologie croniche nella popolazione
italiana (39,2%) e la loro incidenza in termini di costi sulla spesa pubblica
socio-sanitaria (70%) dimostrano la necessità crescente di adottare ulteriori e
specifiche politiche sanitarie nazionali sulla cronicità, nonché l’effettiva
implementazione di quelle già esistenti.
In tal senso, il contributo che può essere fornito dalle
Associazioni di malati cronici e rari è molto importante, poiché conoscono i
punti di forza e le criticità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, nonché i
nuovi bisogni socio sanitari emergenti.
A tal fine il Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici –
Cittadinanzattiva, ha effettuato una ricognizione che ha interessato 30
Organizzazioni di pazienti affetti da patologie croniche e rare, di cui 3
Federazioni e 27 Associazioni. Obiettivo di tale attività è stato monitorare il
grado di accesso alle prestazioni socio-sanitarie, verificando lo stato di
applicazione di uno dei 14 diritti della Carta Europea dei Diritti del Malato e
cioè il diritto all’accesso:
“Ogni individuo ha il diritto di accedere ai servizi sanitari che
il suo stato di salute richiede. I servizi sanitari devono garantire eguale
accesso a ognuno, senza discriminazioni sulla base delle risorse finanziarie,
del luogo di residenza, del tipo di malattia o del momento di accesso al
servizio.”
CONTENUTI
Dal Rapporto emerge che i malati cronici e/o rari in Italia, per
curarsi, sostengono ingenti costi privati per supplire a quanto non garantito
dal servizio pubblico e operano quotidianamente un braccio di ferro con la
burocrazia per ottenere quanto invece è riconosciuto dalla legge e dal Servizio
Sanitario Nazionale. La spesa media mensile sostenuta dal paziente e dalla sua
famiglia è di 1.760,00 euro, con in testa i costi legati alla badante che
ammontano a 986 euro al mese.
Quasi il 57% delle associazioni afferma che il diritto all’accesso
alle prestazioni socio-sanitarie è per nulla o poco rispettato. Le conseguenze?
Disastrose sui portafogli e sulla salute: aumento dei costi privati, aumento
delle complicanze della malattia, conseguente peggioramento dello stato di
salute e aumento dei ricoveri per complicanze.
CONCLUSIONI
Rispetto alle politiche socio-sanitarie, le principali proposte
formulate dalle Organizzazioni di pazienti sono:
-
prevedere
forme di partecipazione delle organizzazioni civiche ai processi decisionali. Ad
esempio: istituendo presso l’Inps un organismo permanente di consultazione
composto da rappresentanti delle organizzazioni civiche che possa esprimersi
sulle criticità esistenti e avanzare proposte di miglioramento. Un organismo
analogo potrebbe essere istituito presso l’Aifa per migliorare l’accesso ai
farmaci; ed ancora le organizzazioni dovrebbero essere coinvolte nel
monitoraggio dei Lea, in particolare nelle Regioni con i Piani di rientro;
-
revisionare
ed integrare l’elenco delle patologie croniche invalidanti e l’elenco delle
patologie rare;
-
revisionare
il Nomenclatore Tariffario delle Protesi, garantendo qualità, innovazione e
personalizzazione;
-
garantire
l’accesso ai farmaci di fascia C, innovativi, orfani, parafarmaci, integratori
alimentari, necessari e insostituibili per la cura e la gestione delle
complicanze delle patologie croniche e rare, attualmente a carico dei cittadini;
-
promuovere
procedure di riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap in grado di
rispondere meglio alle necessità dei cittadini; in tal senso ad esempio sarebbe
auspicabile procedere con specifiche attività di semplificazione amministrativa.
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Dott.ssa Francesca Cusimano Assistente Sociale
L’Assistente
Sociale nell’ottica del lavoro di rete
con il paziente osteomielitico
La rete di lavoro attorno al
paziente osteomielitico
di Francesca Cusimano
Questa breve
relazione, nasce da una sintesi e da una rielaborazione di quanto finora è stato
scritto e detto sul concetto di RETE. Nello specifico si parlerà
dell’integrazione tra il sociale e il sanitario, attraverso la realizzazione di
un percorso che garantisca aiuto, risposte e determini la messa in campo di
interventi professionali e l’attivazione di risorse territoriali e
organizzative, pubbliche e private, in rapporto ai bisogni e alle necessità del
paziente osteomielitico.
Il superamento dei servizi settoriali a favore dei servizi integrati, nasce
dalla necessità, ormai, di considerare la persona nella sua globalità, in tutte
le sue dimensioni soprattutto in riferimento ai sui problemi, alle sue patologie
basate su componenti psicologiche, sociali, familiari, lavorative, sugli stili
di vita e sui fattori ambientali.
Tutto ciò
rende necessario una cooperazione e una integrazione che sia di contrasto ai
molti fattori di disagio, introducendo una nuova cultura della salute
e nuove metodologie di intervento, capaci
di riunire i diversi apporti di natura sociale, sanitaria ed educativa.
Parola chiave di questa relazione diviene CONTINUITA', ovvero la
necessità che i servizi, pubblici e privati, in cooperazione con le istituzioni,
divengano nodi di una rete in grado di integrare servizi sociali e sanitari ed
offrire le prestazioni necessarie con assiduità nei diversi passaggi da un nodo
all'altro.
Questo
significa porsi l'obiettivo di ridurre lo stato di “abbandono” del paziente
osteomielitico (a se stesso e alla famiglia) sviluppando invece la possibilità
di ricevere il sostegno indispensabile per potere affrontare il proprio
malessere e il disagio che vive.
Il malato di osteomielite vive un'esperienza di malessere
cosiddetto autologico, uno stato cioè di frustrazione e disagio che coinvolge
tutti gli strati della personalità, che troppo spesso porta anche alla perdita
del lavoro. (...malattia lunga.....).
Quindi
diviene basilare fornire indicazioni riguardo ai diritti del malato, tra questi
ricordiamo per esempio il rimborso delle spese per gli spostamenti presso i
Centri specializzati di osteomielite, previsto da alcune regioni italiane. O
trovare strade alternative come per esempio usufruire dei contributi offerti dai
Servizi Sociali, dalle ASL o dalla Regione per far fronte a situazioni di
emergenza.
La “presa in carico” dell’ammalato presuppone la volontà di affrontare tutte le
necessità per la risoluzione dei suoi problemi; essa non deve, dunque,
costituire un insieme di interventi ma una modalità di gestione integrata
ed unitaria dell’intervento stesso, come requisito fondamentale per
l’identità del servizio offerto. In questa ottica l’integrazione diventa una
metodologia che necessita dell’incontro e dell’individuazione di diverse
responsabilità:
Professionale - da parte di
ciascuno operatore;
Interprofessionale - da parte di
professionalità diverse che operano sulla base di un obiettivo comune (èquipe);
Di servizio - al fin di
garantire una sistematicità tecnica e istituzionale dell’intervento; fra i servizi - quando la
complessità del caso lo richiede (rete);
Istituzionale - a garanzia
del diritto dell’utente;
Comunitaria – vale a dire
la pluralità di soggetti hanno la stessa
responsabilità per la soluzione del problema.
Entrando nello specifico del
profilo professionale, si può affermare che il ruolo dell’assistente
sociale è quello di “ponte” tra le due forme di assistenza, ovvero quella
sociale e sanitaria. Essa diviene l’ancora di salvataggio da cui trarne
speranze, informazioni, saperi e diritti.
L’assistente
sociale incontra, anche attraverso la conversazione telefonica, con l’ascolto e
la comunicazione, l’utente e i suoi familiari al fine di conoscere i bisogni
sociali e psicologici, fornire Informazioni e individuare quelle
risposte e quelle risorse che mantengono possibilmente inalterati
i punti di riferimento di costoro (contesto ambientale e relazionale);
l’incontro avviene all’interno di un clima il più possibile accogliente e
rassicurante, uno spazio che funga da contenitore privilegiato all’interno del
quale dare sfogo ad ansie, paure, rabbia…
Per
concludere questa breve relazione, si può affermare che l’integrazione è
soprattutto una conquista culturale, che richiede più coinvolgimento empatico da
parte di tutti i soggetti e non una mera indicazione istituzionale.
Un invito a tutti, a partire
dalle istituzioni, ai responsabili dei servizi, ai medici di medicina generale,
agli operatori e agli utenti: credere e sostenere questa
metodologia di intervento, “costruire” la cultura dell’integrazione
soprattutto attraverso il lavoro di rete al fine di garantire una nuova cultura
della salute basata sulla qualità.
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