| Foto Jawad - Libano | ||||
|
COMUNICATO STAMPA
Il ponte della solidarietà
22/07/07Palermo
L’associazione
A.N.I.O.- onlus, Associazione
Nazionale per le Infezioni Ossee ed articolari, arriva in Libano e accoglie
l’appello per un cittadino vittima di un conflitto
bellico.
JAWAD HUSSEIN MOHAMAD
venne colpito un anno fa da un missile durante il
conflitto israelo- libanese mentre stava andando ad acquistare un farmaco
urgente per un amico colpito da ictus. Jawad ha immediatamente subito
l'amputazione del braccio destro e riportato numerose lesioni su tutto il corpo,
in particolare sulla gamba destra. Sino ad oggi non può camminare e le cure
ricevute in Libano si sono rivelate purtroppo insufficienti.
Grazie
alla collaborazione dei paracadutisti della Folgore del contingente italiano
operante in missione Unifil in Libano, che oltre ai compiti operativi
svolgono attività di sostegno alla popolazione
duramente provata dall'ultima guerra, il 186° reggimento paracadutisti Folgore
di Siena con a capo il Colonnello Manlio Scopigno che ha preso a cuore la storia
di JAWAD, e la ANIO onlus, Associazione Nazionale per le Infezioni Ossee ed
articolari che ha costruito il ponte della solidarietà tra l’Italia e il Libano,
oggi per JAWAD c’è una speranza.
A
interessarsi del caso sono stati qualche mese fa gli uomini della Folgore che in
Libano indossano il basco blu al posto del loro tradizionale basco amaranto.
Sono i militari della 15^ compagnia, con a capo il
comandante Giacomo Veroli che insieme all'unità CIMIC (cooperazione civile
militare) stanno realizzando questo progetto di alta valenza umanitaria.
Il 186°
reggimento paracadutisti Folgore è uno dei reggimenti di punta della brigata
Folgore, brigata attualmente schierata in Libano
nella cittadina di Tibnine. Il comandante della brigata Folgore è
attualmente il Generale Maurizio Fioravanti.
Alle ore
18: 00, ore italiane, il velivolo della Folgore proveniente da Beirut, atterrerà
a Fiumicino, e a scendere da quell’aereo saranno 150
militari e due sedie a rotelle, una che porta il JAWAD e l’altra un
paracadutista davvero speciale: il capitano medaglia d'oro al valor militare
Gianfranco Paglia che sta rientrando dal Libano perché ha finito la sua missione
dove ha operato nell'unità Cimic.
JAWAD sarà prelevato dalla Croce
Rossa Italiana, Comitato Provinciale di Grosseto e trasferito dall'aeroporto di
Fiumicino direttamente al Rizzoli di Bologna.
La A.N.I.O.- onlus si è fatta carico di curare
tutti gli aspetti logistici per portare JAWAD HUSSEIN MOHAMAD in Italia,
mettendo in campo tutti i rapporti di collaborazione che la legano ad
altre associazioni di volontariato.
La rete di
solidarietà attivata dal Presidente della A.N.I.O.-
onlus, Girolamo Calsabianca ha coinvolto e ricevuto il supporto della AISPA
onlus, che ha la sua sede operativa a Bologna e la Regione Emilia Romagna che
supporterà tutti i costi per fare operare questo malato presso la struttura di
alta specialità ortopedica del Rizzoli.
Non va
tralasciata la sensibilità ed operatività della nostra Farnesina che dalla prima
richiesta inviata al Vice Ministro Intini , ha dato
alla A.N.I.O.- onlus tutti gli strumenti utili per costruire un ponte diretto
tra ANIO ed l’Ambasciata italiana a Beirut.
JAWAD
HUSSEIN MOHAMAD pone il via ad una collaborazione tra la
ANIO ed il contingente italiano all’estero e presto sarà sottoposto alla
valutazione del contingente un protocollo d’intesa che darà la disponibilità al
contingente stesso di fare curare tramite anio i casi più gravi portandoli in
Italia.
Il Presidente della
A.N.I.O.- O.N.L.U.S.
Girolamo Calsabianca
BEIRUT
LIBANO: UNA VITA DA SALVARE,
GRAZIE AI CASCHI BLU ITALIANI E L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LE
INFEZIONI OSSEE JAWAD RITORNERA' A CAMMINARE.
22/07/07
Un viaggio, il cammino della speranza, quello
avviato dai caschi blu italiani in missione in Libano. Sono
i paracadutisti della Brigata Folgore, del 186° reggimento paracadutisti Folgore
di stanza a Siena, comandati dal col. Manlio Scopigno, ad avere a preso a cuore
la storia di un cittadino libanese ferito gravemente durante il conflitto della
scorsa estate.
Il 6 agosto del 2006 Jawad Hussein Mohamad, anni
42 sposato e padre di due bambini, di sette e cinque anni, parte dal suo
villaggio, Al Bayad, direzione Tiro. Con lui c'è
un amico, è un vicino di casa. Occorre fare presto
perchè è necessario ritirare un farmaco all'ospedale di quella città,
necessario ad una persona anziana del villaggio colpita da ictus.
Ma è durante la strada di
ritorno che si scatena l'inferno. Nel frattempo gli israeliani hanno
avvisato il sindaco della municipalità di Al Bayad,
Atef Slaiman, che nessuno quel pomeriggio doveva uscire di casa. Nessuno doveva
usare la macchina.
Sono momenti
drammatici, questi, e di grande concitazione e paura.
Il sindaco
avvisa tutti i cittadini, ricorrendo anche al diffusore della moschea del
villaggio.
Tutte le
moschee hanno un diffusore per le preghiere. Tutti sono stati avvisati. Tutti
tranne
Jawad.
Jawad è ora
in macchina con il suo amico che rientra da Tiro.
Sono felici
e pieni di speranza perchè hanno con loro il farmaco che serve a quell'anziano
del villaggio che loro conoscono da una vita.
L'inferno.
Un elicottero israeliano attacca e colpisce con un missile la macchina di Jawad.
L'amico di Jawad muore sul colpo, mentre Jawad è ferito gravemente in molte
parti del corpo. Perderà il braccio destro e l'uso delle gambe.
In questi
lunghi mesi Jawad è stato sottoposto a molte cure in Libano, cure che si sono
purtroppo rivelate insufficienti.
Ma Jawad non ha perso la
speranza, la stessa speranza, che egli aveva quando correva in macchina con quel
farmaco necessario a salvare una vita del suo villaggio.
Sono stati i
ragazzi della Folgore, quei ragazzi che oltre ai loro impegnativi compiti
operativi svolti senza sosta di giorno e di notte per assicurare la pace
nell'ambito delle nazioni Unite, a prendere a cuore la storia di Jawad.
E sono i ragazzi della
Folgore, aiutati dai loro comandi di contingente, che si rivolgono all'ANIO
(Associazione Nazionale Infezioni Ossee), al Rizzoli di Bologna, alla regione
Emilia Romagna, l'ambasciata italiana a Beirut, alla croce rossa italiana di
Grosseto, che rispondono da italiani. Quegli italiani che nel mondo si
contraddistinguono per la loro grande generosità.
Il 23 luglio
saranno proprio i volontari della croce rossa italiana di Grosseto che
preleveranno a Fiumicino Jawad per portarlo al Rizzoli di Bologna.
Un altro viaggio, un viaggio in una terra
straniera dove Jawad non era mai stato. Un paese che gli
occhi di Jawad vedranno essere davvero grande. BEIRUT 22/07/07 |
||||